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Muore dopo sette giorni (sindacato sul piede di guerra)
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Feb 5, 2012 6:59 am
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05/02/2012 - L’amore sta morendo, sempre più coppie si separano. l’Istat rende noto che dopo sette giorni di matrimonio il 99% delle unioni vacilla, ognuno alzandosi dal letto al mattino guarda il partner in modo diverso. Infatti la presenza continua di centosessantotto ore rende i tratti del viso stralunati. Il 50% presenta occhi persi nel vuoto allargati di sgomento, il 25% mostra labbra serrate e ammutolite, il 24% manifesta segni di soffocamento. Questo è dovuto alla presa di coscienza che l’andazzo di quell’unica settimana potrebbe protrarsi per tutta la vita. Il 99,9% delle coppie segnala che anche il sesso ne risente, se prima era un desiderio agognato, il rendersi conto di poter fare all’amore quando si vuole e come si vuole, si è spento d’entusiasmo rintanandosi in sé stesso, conservando però la capacità di guardare con altri occhi gli occhi di qualcun altro. La famiglia intesa come nucleo duraturo sta scomparendo, si teme un calo demografico. Insorgono gli anziani, si pensa che almeno l’85% abbia avuto nella loro esistenza l’istinto di scappare dal talamo nunziale ma, hanno dichiarato, sono rimasti perché non sapevano dove andare. Il paese è allarmato, ognuno spera nella resistenza altrui. In sede straordinaria il governo ha emanato un decreto che propone un intervento una tantum di mille euro alle giovani coppie che resistono almeno fino alla fine di un anno, immediata la reazione del sindacato, la libertà non va toccata, ed ha indetto uno sciopero generale dalle otto alle dodici per il 14 febbraio 2012.
mirtylla
un articolo inventato…ma neanche troppo
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Gelosia
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Feb 5, 2012 6:40 am
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La gelosia è la scintilla che il cuor istilla come misura d’ogni amore.
S’avvolge intorno senza confine nutrendo spine nel tormento di un’ombra.
E basta ormai, il dubbio accetta la sua vendetta e più s’arresta il suo fluire.
Che all’amore si concede e nella fede ogni pugnale la mano coglie.
Ma nel perdono il torto grave sarà la chiave che infiamma d’ardor l’amore.
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Cronaca di un weekend al mare
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Jul 27, 2011 8:11 am
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18/06/2011 Partimmo, era mezzogiorno, destinazione mare. Con alcuni amici avevamo prenotato un bungalow in un campeggio sul litorale del Cavallino, Venezia, distante circa due ore e mezza da noi. Si entra alle quindici, ce la prendiamo comoda, ma appena fuori dall’autostrada ci aspetta un’ora e un quarto di coda. Ma non vogliamo incazzarci e dunque facciamo finta di ridere e di essere contenti ugualmente. Appena arrivati al campeggio un addetto ci mette un braccialetto al polso come segno di riconoscimento che dovremo portare per tutto il tempo del soggiorno, chi dice che è troppo stretto, chi dice che è troppo largo, chi dice che si sente un carcerato, tutti ci lamentiamo ma poi ci rassegniamo in vista del bungalow prenotato alla cieca. E’ bellissimo, ha pure il bidé e restiamo lì ad ammirarlo come non ne avessimo mai visto uno. La cucina è dotata di un lavello a due vasche, una rarità in un villaggio turistico, ed ha il forno a microonde, la televisione, l’aria condizionata e anche la lavastoviglie, praticamente ci sembra d’essere a casa. Purtroppo s’alza un vento forte e gelido che ci costringe a lasciare prendisole e costumi nella valigia per infilarci tuta calze e scarpe, ma tant’è siamo al mare e questo ci basta. Il mare! Non resistiamo e col vento che ci scompiglia la messa in piega andiamo a vederlo, ma ahimé, la sabbia col turbinio del vento s’è alzata e và dappertutto offrendoci un mare annebbiato e furioso. Ritorniamo sui nostri passi e nel frattempo arriva sera e siccome nessuno a voglia di mettersi ai fornelli, decidiamo, per risparmiare, di comprarci la cena in rosticceria. Dopo aver ordinato ci assegnano il numero centoventiquattro e vedendo la fila ci si rizzano tutti i capelli in testa e pure i peli (quei pochi rimasti, perché dei superflui ce ne siamo sbarazzati prima di partire). Comunque sono veloci e tra un’imprecazione e l’altra arriva il nostro turno ripromettendoci che un’altra volta saremo andati al ristorante. Il giorno dopo fortunatamente c’è un bellissimo sole che ci fa togliere calze scarpe e tuta e c’infiliamo nei nostri variopinti costumi da bagno nuovi di zecca e via al mare snobbando il parco acquatico che è lì che c’invita ad entrare. Ma tant’è siamo venuti al mare per andare al mare e non in piscina! La spiaggia è enorme, bellissima ed il mare è come un abbraccio a lungo mancato, ci spaparanziamo sulla sabbia chiudiamo gli occhi e ci offriamo al sole, siamo in paradiso! E quando passa la cinese che ci vuol fare un massaggio, l’africana che ci vuol fare le treccine, il marocchino che ci vuol vendere occhiali, asciugamani e vestiti, l’omino del cocco che ci vuol vendere il cocco, il gelataio che ci vuol vendere il gelato, abbiamo appena la forza d’aprire un occhio per dire – no grazie. - Al ritorno passiamo davanti al parco acquatico, e lì cadono i nostri propositi, dopo un muta occhiata d’intesa non resistiamo ed entriamo, c’infiliamo subito nella vasca idromassaggio che con le sue bolle ci massaggia furiosamente le gambe, ma ecco… ne vediamo un’altra che massaggia la schiena o la pancia e via ci fiondiamo là a farci sbatacchiare il punto che riteniamo più critico contorcendoci come serpenti, ma ecco… ce né un’altra che massaggia tutto il corpo e allora via anche da lì e c’immergiamo fino al collo. Le bolle salgono impetuose dal basso verso l’alto e abbracciano tutto il corpo – oh oohh ooohhh ! – toccano punti sensibili e allora ci spostiamo un po’ non vorremo mai che…. Ma poi chi se ne frega, ritorniamo sul getto dell’acqua e ci facciamo sbattere come non ci ha sbattuto mai nessuno. Usciamo vacillando e c’immergiamo in una piscina piena di ragazzi che tra tuffi e passaggi in emersione sotto la nostra pancia ci fanno incavolare e li guardiamo in cagnesco come stessero fregandoci il pane. Ma ecco sentiamo il motore della macchina che fa le onde in un’altra piscina ancora, e via andiamo a sederci a gambe dischiuse in mezzo le onde che sono energiche e salgono dalla punta dei piedi e vanno a frantumarsi proprio in mezzo, ci scappa subito la pipì, - ma no – ci diciamo - non è la pipì che ci scappa, è solo acqua che è entrata non si sa come - e senza remore la lasciamo andare facendo attenzione che dal volto non traspaia un sorrisetto di soddisfazione. Oramai è sera e ci ripromettiamo che all’indomani, prima andiamo in piscina e poi al mare. E così è. Dopo esserci trastullati come e più del giorno precedente, andiamo al mare che all’improvviso ci sembra un ospizio, il paragone tra la baraonda ed il chiasso delle piscine e la calma del mare ci fa dire che si, il mare è roba da vecchi. Comunque decidiamo di fare una passeggiata sulla battigia e raggiungiamo il faro, mezzora di buon passo, e proprio in quel momento entra in porto una nave passeggeri, imponente, enorme bellissima, restiamo lì a bocca aperta ad ammirarla e sogniamo… ci vediamo su quella nave andare in paesi lontani e forse sogniamo d’essere altre persone, persone nuove che oramai siamo stufi di stare dentro la nostra pelle! E’ sera domani si ritorna a casa, ma per ultimo ci vogliamo togliere lo sfizio di salire sul trenino che fa il giro del campeggio, salutiamo con la manina gli altri ospiti che contraccambiano divertiti e all’improvviso diventiamo bambini e quando per finire l’autista ci fa fare sei volte il giro di una rotonda ridiamo come matti. Arriva il giorno dell’addio, e discutiamo su quale sarà l’ora più indicata per partire, non vorremo fare un’altra ora e un quarto di coda. Decidiamo per mezzogiorno pensando che la gente a quell’ora mangia, e così è stato almeno per quelli che transitavano sulla nostra corsia, in quella opposta invece si stavano mangiando il fegato perché c’era una colonna pazzesca! Ma tant’è, il mare è sempre il mare!
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IL GALLO (poesia burlesca)
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Jul 18, 2011 6:25 am
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 Il gallo del pollaio cantava lieto e gaio circondato da galline che trattava da regine.
Ma un dì la contadina con fare d’aguzzina prese la più bella per metterla in padella.
Allora lui pensò ohibò ohibò ohibò se non trovo un pretesto presto qui sarà deserto!
Meditò e meditò ed infine dopo un po’ gli venne l’idea di fare un’assemblea.
Radunò tutte quante e con fare altisonante disse: - per campare da qui dobbian scappare! –
Dopo che fu sera nella notte nera nera fuggirono da quel posto zampettando di nascosto.
Restando senza fiato si fermarono in un prato quando un gallo sconosciuto diede loro il benvenuto.
Le galline spudorate sentendosi adocchiate coccodè e coccodè lo vollero con sé.
Si fecero guardare poi per bene razzolare e di chi l’avea salvate se ne son dimenticate.
E il gallo del pollaio che cantava lieto e gaio passò la vita bella a rimpianger la padella!
Della serie: -nella vita non dar niente per scontato.-
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LA FARFALLA (poesia burlesca)
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Apr 18, 2011 5:56 am
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 C’era una volta una farfalla bianca rossa verde e gialla che posandosi su un fiore disse: – oh che bel colore! –
Poi s’accorse che nel prato il buon Dio che l’ha creato ne mise altrettanti e si posò su tutti quanti.
Ma ben presto si stancò e quel prato abbandonò ne cercò uno più bello per godersi pure quello.
Svolazzò di qua e di là fino a dove non si sa quando udì il cinguettio d’un uccello sul pendio.
Aveva piume vellutate d’azzurro colorate ed il becco canterino pareva oro zecchino.
Dopo averlo ascoltato e per bene contemplato disse candida al suo cuore: - è più bello d’ogni fiore!-
E allora restò lì sfavillando tutto il dì e quando venne sera lo seguì nel nido fiera;
e adagiandosi d’accosto lui le fece posto ma di quel che tu hai in mente non successe proprio niente.
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Discoteca (mio amor)
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Jun 9, 2010 7:11 am
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Luci psichedeliche guizzano abbaglianti ognuno segue il suo ritmo sulla pista, movenze alterne sensuali e provocanti il dj incita la danza giocando sulle note ecco la musica che fa volare e gli occhi ad osservare quel che gli altri odono.
Serrata, l'armonia sale l'anima si libera dopo un cuba libre Baila Morena sotto questa luna piena e quello sguardo sconosciuto che filtra tra il zig zag d'un raggio verde smeraldo a confondere le mosse e ubriacare il corpo dai toni alti.
Incalza un tam tam romba e si consuma tra passi veloci e mani che battono il tempo e poi un'ultima sigaretta prima che le luci si spengano e l'aria frizzante della notte bruci vezzosa la pelle ancora calda del viso.
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La vendetta
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Mar 4, 2010 5:56 am
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 S'incrina d'ombra la liscia superficie della fiducia, e la mano corre al pugnale.
Il peccato dell'orgoglio sferza l'amor proprio che l'uomo sempre nutre,
e nel torto subito immediato ricambia l'oltraggio.
Invoca indennizzo l'odio che cresce e in perversa sintonia implora vendetta,
che appaga degustando il suo sapore, nel piatto caldo della rabbia.
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Era d'inverno
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Aug 28, 2009 5:53 am
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Era d'inverno la strada deserta ed io dentro il cappotto nero imbacuccata da una sciarpa rossa, nel grigiore della notte andavo lesta incontro a fiocchi di neve cristallini che scendevano a bagnarmi il viso.
Un cucciolo randagio m'inseguiva chiedendo compagnia fedele, e l'urlo del silenzio m'avvolgeva trascinandomi dentro il paesaggio d'un fantasma muto.
Ed io col cuore in gola ti cercavo ansante e nervosa come la prima volta, ma tu non c'eri ad aspettarmi, i tuoi passi erano gia' impronte nella neve che s'allontanavano feroci verso una citta' di luci e di colori.
Perduta, sentii fischiare il vento della tormenta, e mi si gelo' il sangue di solitudine e d'improvvisa paura.
E l'occhi si spalancarono a guardare il buio profondo in attesa d'una scintilla, che nell'umidore della neve si spense, in quella notte d'inverno.
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Il peccato
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Aug 18, 2009 5:57 am
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Il peccato e' un tormento che Dio crea in terra all'uomo che l'afferra per farne godimento.
Nel gioco d'un momento gli occhi suoi serra e dolcemente atterra nel voluttuoso appagamento.
Oh, che sia perdonata la voglia trasgressiva che tenta il mio piacere!
Perche' nel compiacere il peccato lasciva ne rimango ammaliata.
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Innocenza
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Jun 18, 2009 6:43 am
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Innocenza dissolta nel tempo rintocchi di campana ormai lontani. Il cielo s'e' oscurato il cuore s'adegua si conforma al ritmo della vita.
Occhi puri guardavano il tramonto. Occhi puri fremevano d'incanto.
Il candore s'e' interrotto non so come non so quando e' caduto nello spazio del silenzio. Nessuno ti cattura innocenza muta e come un diamante spezzato il tuo ricordo risplende di rimpianto.
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